La scrittura creativa come
addestramento e socializzazione
Per me che dirigo una scuola
di scrittura come la Scuola Omero di Roma sia dal punto di vista delle
scelte artistiche che di quelle didattiche, il titolo che definisce
il mio intervento assume una certa carica ironica e almeno dialettica
nei confronti delle nostre attività. Tutti e due i termini di "addestramento"
e "socializzazione" hanno sì una parte del loro significato
che appartiene allesperienza di una scuola di scrittura, ma a
mio parere con unaccezione negativa o almeno riduttiva. Partendo
dalla parola "addestramento" entriamo spediti nel campo della
pratica della scrittura. Mentre con la parola "socializzazione"
andiamo di corsa nellarea di quella che si può definire formazione
di una comunità di scrittori-scriventi. Solo che lordine col quale
posso raccontare queste due fasi che fanno capo a uno stesso progetto
di scrittura deve essere invertito: prima la formazione di una comunità
di scrittori/scriventi e poi la pratica della scrittura.
"Socializzazione" allinterno
di una scuola di scrittura ovvero la comunità degli scrittori/scriventi
Un primo livello di socializzazione,
meglio di condivisione di esperienze, lo si instaura fin dalla fase
di proposta del programma di una scuola di scrittura. Dove insieme al
piano di lavoro deve essere esposta la filosofia che contraddistingue
limpostazione di ogni corso, compresi gli obiettivi finali. A
questo scopo è mia cura, come coordinatore di una scuola, favorire laccoglienza
del progetto di scuola di scrittura facendo redigere a ogni docente,
col suo stile narrativo particolare e riconoscibile, il proprio programma.
E ancora, facendo illustrare in una presentazione pubblica le linee
guida di ciascun corso direttamente da ogni docente. Così si riproduce
in una porzione ridotta il tono e limpostazione che caratterizzerà
ogni singolo corso.
A questo punto si è già creato
in modo preliminare il terreno per unipotesi di gruppo di scrittura.
E cioè lipotesi che quindici persone, tale è il numero chiuso
ammesso, sappiano ormai di essere pronte ad iniziare un percorso formativo
intorno alla scrittura narrativa, guidate da un esperto (scrittore o
editor). Esperto che seguirà un programma personalizzato fatto di tante
stimolazioni alla scrittura composte di esercizi e di letture di modelli
letterari classici e contemporanei. Ma se i presupposti programmatici
creano affinità e punti di incontro tra i partecipanti convincendoli
a seguire limpresa è poi compito del docente sgombrare subito
il campo dallidea di una socializzazione basata essenzialmente
su regole ed elementi prefissati.
La capacità di creare spiazzamento
e sorpresa negli allievi fa parte del corredo del bravo docente di scrittura
creativa. Questo significa che il docente diventa il protagonista di
una specie di gioco di ruolo narrativo. E in questo gioco linsegnante
deve risolvere gli elementi della sua impostazione laboratoriale con
un processo drammaturgico analogo a quello della fruizione della lettura
di un racconto (o della visione di un film). E cioè senza far capire
troppo o troppo poco, a quelli che in questa similitudine diventano
figure di lettori-corsisti, gli sviluppi successivi della storia narrata,
cioè di quello che nella similitudine diventa il racconto-corso di scrittura.
Ecco che quello che chiamiamo socializzazione, intendendolo come un
processo di adattamento individuale allinterno di regole prefissate,
qui richiede da parte di tutti una continua messa in gioco e quindi
uno spostamento rispetto allidea di narrativa che ognuno può avere
allinizio dellesperienza del laboratorio. In questa chiave
di continuo inseguimento da parte degli allievi di unidea di narrativa
proposta dal docente si passa a realizzare una serie di composizioni
gradualmente sempre più complesse fino ad arrivare ai racconti finiti
degli allievi. Così si crea una solidarietà molto forte tra i componenti
di un gruppo che si muovono allinterno di unarea caratterizzata
da un continuo avanzamento teorico mosso dallatto ripetuto della
discussione e dellanalisi dei testi. Area caratterizzata anche
da un rinnovamento concreto dei lavori prodotti attraverso la pratica
della scrittura. Il docente ha la funzione delicata di animare questo
movimento di fuga e inseguimento narrativo che mira a trasformare i
primi frammentari materiali prodotti dagli allievi in un racconto compiuto.
Lultimo incontro-lezione del laboratorio si trasforma immancabilmente,
se le cose hanno funzionato, in un finale dove i partecipanti al gioco
provano tutti un senso di vuoto paragonabile allo stato danimo
che attraversa uno scrittore alla fine della stesura di un racconto.
Una sensazione mista di gratificazione e allo stesso tempo dangoscia
per aver finito comunque unopera e la grande voglia di riprovarci.
Ecco allora che per chi come me organizza un luogo di "socializzazione"
su basi espressive e artistiche di comunicazione in un contesto di persone
simili tra loro (comunità di scrittori/scriventi) si apre il problema
di quale altro luogo offrire per un confronto che valga anche oltre
il laboratorio di scrittura. Di questo parlerò successivamente a proposito
dellambiente culturale ideale che dovrebbe circondare ogni laboratorio
di scrittura.
"Laddestramento"
ovvero la pratica della scrittura
Le tecniche e i metodi didattici
usati per sollecitare la piena emersione della voce narrativa di ogni
partecipante sono infiniti. Probabilmente tanti quanti sono i docenti
di scrittura. Esistono "eserciziari" di consolidata affidabilità
che si trasmettono da scuola a scuola e addirittura dagli Stati Uniti,
patria del "creative writing", allItalia. Ma ciò che
conta davvero è che i "ricettari" per scrivere bei racconti
e bei romanzi vengano ogni volta srotolati e sviscerati dal docente
con un senso e con un andamento narrativo personale. Con un criterio
che ogni volta deve anche, è ovvio, tener conto del livello del gruppo
che partecipa al laboratorio. Il peggior rischio da evitare è quello
di riprodurre linsensato e algido buon senso dei manuali di scrittura
che illustrano una serie di problemi compositivi tecnicamente risolti
con soluzioni drammaturgiche ad hoc. Soluzioni meccaniche che non tengono
per niente conto dello stile individuale e del mondo linguistico di
ogni autore. Comunque credo di poter riassumere in due grandi famiglie
i docenti della nostra scuola, ma credo di ogni scuola di scrittura
creativa: da una parte cè il docente maggiormente attento agli
aspetti di messa a fuoco delle fasi dinamiche della struttura del racconto.
Attento cioè a quella antica, aristotelica, maestria retorica dellimpostazione
narrativa. Dallaltra parte, ma spesso le due aree sconfinano,
cè linsegnante orientato verso una scrittura più sperimentale
e di ricerca che non si ferma a un tentativo di rappresentazione realistica
del mondo, ma che gioca col linguaggio e forza le gabbie naturalistiche
e i cliché narrativi. Tutto a vantaggio di una scrittura più di ordine
sensoriale e percettivo. Parliamo di una narrativa che nasce dalla zona
più oscura dellautore, più inconscia: flusso di coscienza, sviluppi
allusivi, scarti linguistici, scrittura automatica.
Il laboratorio di scrittura più
centrato sulle regole drammaturgiche
Nel primo tipo dimpostazione
troviamo per esempio il docente che lavora molto nel pungolare la ricerca
sulla precisione del punto di vista. Cioè su quale voce narrante è più
giusto che conduca la storia che viene raccontata. E per arrivare a
padroneggiare questa consapevolezza narrativa si possono fare anche
prove a partire da se stessi. Per citare un tipo di scelta laboratoriale
posso raccontare di una pratica sviluppata dallo scrittore Francesco
Piccolo allinizio dei suoi corsi. Si tratta di descrivere se stessi
attraverso lo sguardo e la voce narrante che si immagina possa avere
il vicino di sedia. Esercizio che simula uno dei poteri più affascinanti
e desiderati della nostra vita: poter entrare nei pensieri di uno sconosciuto/a
e poter descrivere con la sua voce quale opinione ha di noi. Un altro
esercizio dato allimpronta come pungolo adatto a sviluppare le
capacità di immedesimazione di uno scrittore lha usato Vincenzo
Cerami: consisteva nel fare il mio ritratto (e come in una scuola di
pittura sono stato immobile sul palco di un teatro per una buona imbarazzante
mezzora) attraverso la descrizione condotta da ogni singolo allievo
modificando lappartenenza del proprio punto di vista anagrafico
di uomo che ritraeva a quello di una donna e viceversa. Questi due piccoli
esempi tra i tanti che si potevano portare fanno parte della grande
famiglia di esercizi che puntano ad approfondire e ad affinare le proprie
doti di compenetrazione con laltro da noi (altri personaggi, voci,
lingue, comportamenti, valori, ambienti, ecc.). E qui ci muoviamo in
una chiave di sollecitazione che avviene nel campo della narrativa di
taglio mimetico. Cioè di una rappresentazione della realtà fatta con
elementi prevalentemente imitativi del mondo in cui viviamo. Quindi,
specie in questa zona di approccio, cè necessità di saper osservare
e riconoscere i tanti segmenti che compongono la contemporaneità del
mondo in una visione di insieme. Ogni docente deve essere esperto o
perlomeno conoscitore di altri linguaggi oltre a quello letterario.
Non si può trascurare il cinema, la tv, il fumetto, la canzone, la radio,
internet, le tendenze e le mode attuali, ecc. Ecco perché la gran parte
dei docenti scelti per la nostra scuola di scrittura lavorano come autori
su più fronti di linguaggio. A partire da Vincenzo Cerami (cinema "La
vita è bella", poesia, racconti, romanzi, teatro "Canti di
scena") a Lidia Ravera (romanzi, tv, cinema) fino a Valeria Viganò
(radio, teatro musicale, giornalismo).
Il laboratorio di scrittura più
centrato sulla ricerca linguistica
Nella seconda impostazione di
taglio più personale e interiorizzante si assegnano esercizi che favoriscono
lo sviluppo di una scrittura più emotiva, dei sensi, percettiva. Per
esempio ci si basa sul contatto tattile con materiali diversi (foglie
secche, buste di plastica, metalli, ecc.) per poi subito dopo scrivere
di getto a partire dalle sensazioni appena provate. Ma si lavora anche
su un piano più emotivo legando colori, suoni, odori a un ricordo speciale
risalente allinfanzia. E anche in quel caso si parte sul momento
con una scrittura istantanea. Questi esempi riportati sono dei classici
esercizi vissuti dagli studenti dei corsi post laurea americani di creative
writing e ora anche riprodotti in Italia. Nella scuola Omero Annio Gioacchino
Stasi, uno dei curatori del libro "Teoria e pratica della scrittura
creativa" insieme a Tullio De Mauro, punta molto nel suo lavoro
iniziale di laboratorio sulla trasformazione di immagini fissate nellosservazione
di luoghi consueti (bar, alberghi, autobus, ecc.) in parole e in ulteriori
immagini nascoste al primo sguardo. I volti di astanti, di passeggeri,
di clienti realmente incontrati diventano da perfetti sconosciuti possibili
personaggi di una storia e così i locali e gli ambienti che li ospitano
diventano scenari di narrazioni possibili.
Per far crescere una capacità
personale di osservazione e animazione interna della realtà e dei personaggi
il libro base usato come riferimento è "I diari" di Franz
Kafka, vero repertorio di schizzi e ritratti dautore.
Lambiente che circonda
il laboratorio di scrittura
Il gruppo Omero e le iniziative artistiche e culturali che vengono costruite
attorno al laboratorio
Come accennato in precedenza,
senza un ambiente culturale vivace e propositivo che circondi i singoli
laboratori il corso di scrittura in sé non è sufficiente a creare un
movimento, una tendenza culturale ed estetica autonoma. Il fenomeno
dei laboratori resterebbe isolato e ridotto alla stregua di mera officina
di parole. Fuori da una realtà editoriale e culturale variegata, difforme
e in continuo movimento. In questo senso credo che nel tempo la Scuola
di scrittura Omero sia riuscita a costruire attorno allesperienza
dei laboratori di scrittura una rete di iniziative artistiche e culturali
che hanno ampliato ulteriormente lambito di confronto e approfondimento
rispetto alla scrittura. E questo allargamento dei confini e delle vedute
culturali tocca sia i corsisti che i docenti. Da entrambi i fronti avvengono
infatti scambi e contributi su un piano di riflessione intorno allarte
del racconto.
"Omero", la rivista
della scrittura creativa
Uno dei primi spazi che abbiamo
aperto dedicandolo alla scrittura è quello editoriale relativo a "Omero"
la rivista della scrittura creativa. Periodico quadrimestrale fondato
nel 1992, diretto da Paolo Restuccia, regista della trasmissione radiofonica
RAI di culto "Il ruggito del coniglio". Da subito e inevitabilmente
la rivista è stata in contatto stretto con le realtà universitarie americane
che dagli anni 30 col poeta Robert Frost sono state molto attive
e con grandi risultati di ritorno nella narrativa nazionale nel campo
del creative writing. Non si poteva non tener conto dellesperienza
di mezzo secolo americana e quindi, consigliato da due scrittori come
Sandro Veronesi e Edoardo Albinati, presi contatto con quello che poi
sarebbe stato nostro compagno di avventura per tanti anni. Il nostro
amico americano, parafrasando il titolo di un libro della Highsmith
poi film di Wenders, Pietro Pedace, scomparso a soli 36 anni nel giugno
di questanno. Pedace ha svolto un compito di grande e preziosa
sponda culturale dagli Stati Uniti, aiutandoci a comprendere meglio
e insieme a smitizzare laura favolosa che proveniva dai college
americani, svelandoci i metodi di insegnamento attraverso i contributi
di grandi scrittori-docenti come E.L. Doctorow e Joseph Olshan. Grazie
a Pietro Pedace è stato possibile stringere rapporti con la New York
University (dove insegna E.L. Doctorow), la Syracuse University, dove
ha insegnato Raymond Carver, e la John Cabot University altra realtà
prestigiosa con sede italiana a Roma. Vale la pena ricordare una recensione
del 93 di un critico letterario che si può definire con termine
obsoleto "militante", cioè attento allattualità narrativa,
come Filippo La Porta. Scriveva: "è curioso come una rivista così
poco istituzionale e artigianale disponga di canali privilegiati con
campus e istituzioni americane". Come è interessante anche non
dimenticare che nel 1990 in Italia il critico letterario e cinematografico
Oreste Del Buono, direttore dal 1972 al 1982 di Linus il giornale a
fumetti che ospitava le fantastiche strisce di Charlie Brown, attaccò
dalle pagine culturali de "La stampa" le nostre iniziative
legate alla scrittura creativa scrivendo "i corsi, si badi, non
sono presentati come una qualsiasi manifestazione in bilico tra cultura
e mondanità, un invito a fare quattro chiacchiere in compagnia. No,
sono presentati come una cosa seria". Nel frattempo la direttrice
del Dipartimento di letteratura americana della New York University,
Charity Hume, che aveva ed ha tra i suoi dipendenti un certo Doctorow,
considerava appunto così seria e poco mondana la nostra impresa che
venne a trovarci e insieme avviammo subito degli scambi culturali che
portarono nel 1993 in Italia uno scrittore docente della NYU come Joseph
Olshan. Del quale abbiamo trascritto le lezioni di scrittura su tre
numeri consecutivi (dal 3 al 5) della rivista Omero. La rivista in breve
tempo è diventata un luogo editoriale ideale per proporre autori di
rilievo nazionale e internazionale in diversi campi narrativi e artistici
come Theo Angelopoulos, Marco Bellocchio, Mario Martone, Edgar Reitz
per il cinema; Ruggero Cappuccio, Umberto Marino, Enzo Moscato, Moni
Ovadia, Marco Paolini, Federico Tiezzi per il teatro; Robert Coover,
E.L. Doctorow, Richard Ford, Dacia Maraini, Ian Mc Ewan, Lidia Ravera,
per la narrativa. Ma anche gli autori esordienti non mancano di essere
ospitati su "Omero" se le loro opere prime si dimostrano valide.
Infine non potevamo ignorare sulle pagine della rivista lemergere
delle recenti trasformzioni della didattica nella scuola italiana né
trascurare il rinnovato esame di maturità. Didattica ed esame che vanno
proprio in una direzione culturale e linguistica di tutto interesse
per il nostro lavoro. Così, dopo aver già condotto sperimentalmente
nella scuola media e media superiore dei corsi di scrittura come gruppo
Omero, abbiamo deciso di ospitare in una bella fetta di rivista fin
dal prossimo numero in uscita a novembre, resoconti, relazioni, tracce
narrative realizzate, esiti didattici e promozione di ulteriori progetti
in collaborazione con Istituti scolastici e corpo insegnante.
I libri degli esordienti
Ma lo spazio più ambito da tutti
gli scrittori in formazione, anche quelli ancora in "addestramento",
è senza dubbio quello della pubblicazione. Basti citare le rocambolesche
prime disavventure editoriali del premio Pulitzer 1998, Richard Ford,
raccontate dallautore americano sul numero 6 di Omero. In queste
memorie degli esordi Ford dimostra quali tormenti, e anche fissazioni,
da un certo punto in poi convivano con chi è alla ricerca disperata
di un attestato e di un diploma che reciti più o meno così: "complimenti
lei adesso è uno scrittore fatto e sputato".
Una volta un tale di nome
Nick Crome (gli auguro desser felice ovunque si trovi) mi chiese
la revisione dun racconto che avevo mandato alla sua rivista,
"TransPacific", pubblicata in Colorado. Però, quando lo feci
con cura e glielo rimandai, lui ignorò la mia versione e mi chiese di
premere sulla mia biblioteca locale (che si dà il caso fosse la biblioteca
pubblica di Chicago) per farle sottoscrivere labbonamento alla
rivista e inserirla nei suoi scaffali. Lo ammetto gli scrissi
prontamente e suggerii dove avrebbe fatto meglio a inserire la sua rivista,
a seguito di che lui minviò una lettera di tre pagine, spaziatura
interlinea-uno zeppa di invettive e minacce in cui periodicamente usava
la metà rossa del nastro per evidenziare quando mi dava del "povero
figlio", "dilettante", "asso", "studentello",
"credulone", "povero pazzo petulante", e "ignorante
rottinculo". A suo credito va detto però che mi scrisse anche:
"Dedico la maggior parte delle mie ore di veglia al tentativo di
promuovere la carriera di tipi come te, asso. E lo faccio non solo pubblicandoli
ma anche scrivendo a ognuno personalmente, in modo che sappiano
che qua cè sul serio una persona che sa chi sono, e legge effettivamente
quello che scrivono
Mia moglie, che attualmente lavora come direttore
commerciale, mi dice che lei non è un abbonato. Daccordo
sono relativamente pochi quelli che si curano di assicurare ai giovani
scrittori i mezzi per trovare pubblicazione in America merda,
ragazzo, loro vogliono unicamente essere PUBBLICATI!!!!".
Anche "pubblicati"
era una di quelle parole scritte in rosso.
Maturare penso si
chiami così. Pagare la mia parte di tributi. Imparare i rudimenti. Sporcarmici
i piedi. Partire dal fondo. Era questo che facevo. Solo che a nessuno
piacevano i miei racconti.
Finalmente arrivò una telefonata
da un amico in California. Una rivista, mi disse, in Nuova Zelanda era
interessata alla nuova scrittura americana. Magari potevo mandare là
qualcosa. Nuova Zelanda, pensai, guardando fuori dalla finestra a un
cielo dinverno per niente promettente. Un bel posto. Si parla
inglese, là. Nuova Zelanda. Sì, lavrei fatto. E i redattori presero
il mio racconto davvero, anzi me ne chiesero pure un altro, che io mandai
e loro acconsentirono a pubblicare subito. Per una volta nellinverno
del 1971 pensai con molto, molto trasporto alla Nuova Zelanda, a quanta
brava gente cera là. Lettori. Gente disposta a darti una possibilità.
Incurante di tendenze e mode e reputazioni. Era estate là, allora. Pensavo
al signor Peggotty in "David Copperfield" che salpa per lAustralia
a un passo dalla Nuova Zelanda, per lappunto "Cominceremo
una nuova vita laggiù", è così che la mise.
Noi di Omero questo travagliato
bisogno di confronto-conforto editoriale richiesto dagli autori esordienti
lo esaudiamo, almeno parzialmente, ogni anno sfornando un libro. Si
tratta di libri antologici formati da racconti di 10-15 nuovi autori.
Racconti legati da un tema che poi dà anche il titolo allopera.
Sono sempre prose realizzate allinterno di un laboratorio avanzato
di narrativa lavorando per circa 4 mesi alla stesura di tutte le composizioni
seguiti da uno scrittore esperto. Per ora sono usciti il libro a cura
di Lidia Ravera "Legami famigliari" e quello intitolato "Città"
sostenuto da Valeria Viganò.
A titolo esemplificativo per
definire con una certa precisione queste esperienze editoriali ripeterei
le parole usate dalla Ravera per introdurre il libro da lei curato "Legami
famigliari": "I laboratori sono per imparare a fare. Fare
non è un verbo ignobile. La letteratura si è sempre incarnata in un
oggetto. I libri. E allora è proprio un verbo che mi piace. Ci siamo
proposti di "fare" un libro. Nel primo mese tutti sono stati
invitati a trovare un soggetto, una storia, che rispondesse ai requisiti
della narrativa. Ogni storia è stata discussa collettivamente, facendo
ben attenzione a non sovrapporre mai la propria idea sul lavoro dellaltro,
ma aiutando soltanto a trovare i punti deboli, a esaltare i punti forti,
a controllare la coerenza interna delle relazioni fra i personaggi e
dei personaggi con la storia. Messi a punto i soggetti si è cominciato
a scrivere. Primo scoglio: lincipit. Così tutti gli incipit, croce
e delizia di ogni artigiano scrittore, sono stati letti e commentati,
corretti, riscritti, ripensati. Qualcuno, dopo aver scritto lincipit,
ha deciso di cambiare storia, e va bene, perché anche a questo serve
iniziare a scrivere, a scoprire che non era quella storia lì, quella
che volevi raccontare. Secondo problema: la scaletta, o arco narrativo.
Una babele di ipotesi, discussioni accanite. Poi viene il problema del
finale. Alcuni sperimentano lestrema felicità del racconto che
finisce da solo, che sa lui quando finire. Per altri è più faticoso.
Si sta parecchio sui finali, come riconoscerli, dove trovarli. E un
mese è dedicato allediting, quella scienza esatta (lunica
forse, davvero insegnabile) che attiene al togliere, al sostituire,
talvolta allo spostare, ma soprattutto al togliere. Finché la pagina
è purificata, essenziale. Ciascuno fa lediting di tutti i racconti
degli altri. Su una copia ciclostilata l'autore sceglie che cosa tenere
delle indicazioni ricevute. Anche imparare a sottoporsi a giudizio fa
bene. Molto bene.". LIDIA RAVERA
A proposito del libro "Legami
famigliari" curato dalla Ravera è istruttivo leggere la recensione
del critico letterario Marino Sinibaldi, oggi direttore della terza
rete radiofonica Rai: "Silvia Ballestra la più interessante scrittrice
di questi anni ha prodotto con "Gli orsi" una raccolta di
racconti incredibilmente diseguali, in alcuni casi vistosamente approssimativi:
quasi lesito di una generale ripulitura di cassetti personali
finiti nelle mani di un grande editore (Feltrinelli). Perché sfigurare
così uno scrittore e il suo pubblico? Perché non preoccuparsi degli
effetti su un più lungo periodo di queste scriteriate strategie editoriali?
Tanto che viene voglia di rivalutare altre strade, più umili e appartate.
Come quella documentata in "Legami famigliari". Dimostrazione
efficace di come confrontarsi e lavorare sui testi serva. Non ci sono
forse picchi geniali in questi tentativi, ma tutti hanno una loro misura
e una loro riuscita, aggiungono qualcosa al tema. E interessante
tutto il lavoro di gruppo fin dal testo di Lidia Ravera, lucida difesa
dei laboratori per imparare a fare. Si tratta di recuperare un rapporto
di fiducia fra editori e lettori che molte scelte rischiano di compromettere."
La scrittura diventa intrattenimento
e spettacolo ("socializzazione")
Ma la scrittura può essere anche
divertimento e spettacolo festivaliero. Può essere messa in scena, diventare
immagine, animarsi in versi poetici. Tutto questo è la nostra formula
festivaliera e convegnistica chiamata "Città della scrittura"
svoltasi per due edizioni consecutive a Castiglion Fiorentino (Ar).
Spettacoli teatrali in prima nazionale, rassegne cinematografiche, recital
poetici, incontri con scrittori. Una cittadina medievale come Castiglion
Fiorentino (disegnata dal grande architetto Giorgio Vasari) centro per
una settimana esclusivamente della parola scritta che diventa racconto.
Sito internet ("addestramento"-"socializzazione"e
informazione su)
Nuovo regno abitato dalla parola
scritta (ma già anche con lausilio multimediale di suoni e immagini)
è la grande rete: internet. Da qualche mese Omero è presente anche in
questo settore della comunicazione che facilita di molto la possibilità
di far arrivare ogni tipo di testo, e per di più in tempo reale, senza
gli assilli e le difficoltà della distribuzione editoriale che premia
solo i grandi editori.
Per editori multiformi come noi,
esperti di comunicazione, lipotesi di creare un pubblico di utenti
cui fornire servizi legati alla scrittura tramite internet è già concreta.
Per esempio i laboratori di scrittura via internet di narrativa, come
di altri linguaggi, sono già stati attivati. La stessa rivista Omero
può permettersi di anticipare alcuni passi dei suoi numeri in uscita
o recuperare vecchi articoli. Insomma internet è uno spazio infinito
di reticoli e collegamenti illimitati. Per questo la grande difficoltà
di gestione di uno spazio virtuale è quello di frantumare il tutto,
leccessivo, il composito, in un blob di frammenti necessari, utili,
attraenti, interattivi.
Progetto Marlen Un cd
rom sulla scrittura creativa e un archivio narrativo multimediale ("addestramento",
"socializzazione"-lavoro in équipe)
La Commissione Europea del Programma
Leonardo ha approvato il progetto "Marlen" di cui il gruppo
Omero è uno degli otto partner insieme a: il CNR, organismo coordinatore,
Università Roma Tre, La Sapienza, le società italiane Gost e Lynx, una
portoghese Multimedia e una francese Memodata. Insieme dobbiamo realizzare
entro la fine del 2000 un Cd Rom sulla scrittura creativa e un archivio
multimediale. E un progetto pilota in Europa, quindi di grande
importanza e responsabilità. In pratica scegliendo le forme testuali
e multimediali della Detective story stiamo costruendo un Archivio
narrativo Web ben individuabile nei temi ricorrenti e nelle regole di
strutturazione (detto Mar). Larchivio raccoglie le idee estratte
da testi multimediali esistenti e ne fornisce unorganizzazione
reticolare, associativa e interattiva. Un motore di ricerca permette
la consultazione multilingue e il reperimento dei tratti formali distintivi:
testuali, audiovisivi, grafici che caratterizzano i dati immagazzinati.
Obiettivo primario è fornire, in formato web, un supporto informativo
e decisionale per quanti, nellambito della progettazione creativa,
debbano cercare "idee" (e le forme di queste idee) per i propri
differenti piani compositivi: racconti, sceneggiature, prodotti multimedia
).
La metodologia di costruzione riflette, nella sua struttura di griglia-questionario,
la disposizione in cui temi e soggetti sono depositati nella Memoria
del Genere e nelle memorie dei testi di volta in volta "catturati".
La parte del progetto chiamata Len è il prodotto Cd Rom, uno strumento
di formazione nellambito dei diversi domini applicativi della
scrittura creativa. Prima di arrivare alla realizzazione globale del
Cd Rom vogliamo costruire una piattaforma di verifica della metodologia
attraverso una diffusione gratuita della struttura HITCH. Il Software
sarà allegato a un numero speciale della rivista Omero (primavera 2000)
per consentire un suo uso sperimentale allinterno della promozione
di un Bando di Concorso per autori, aspiranti scrittori, insegnanti,
formatori, studenti.
Libro "Teoria e pratica
della scrittura creativa - Scrittura e lettura" Tante domande poste
a studiosi, filosofi, artisti sulla scrittura creativa
Questo libro è il frutto di una
collaborazione e di una ricerca avviate col prof. Tullio De Mauro dal
1995 e che hanno prodotto una serie di seminari condotti allUniversità
"La Sapienza" di Roma da Annio Gioacchino Stasi e Pietro Pedace
del gruppo Omero presso il Dipartimento di Studi Linguistici e Letterari.