11.2.03

CONSIGLI PER SCRITTORI

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IN ERBA

 

L’arte del racconto
secondo lo scrittore David Lodge

di Enrico Valenzi

 

Lo scrittore e commediografo inglese David Lodge, autore di romanzi come Il professore va al congresso e Ottimo lavoro, professore!, ha scritto dal 1991 al 1992 articoli settimanali apparsi sul supplemento letterario del giornale Indipendent on Sunday. Ogni articolo aveva per argomento un tema dedicato all’arte del racconto e del romanzo ed era supportato da brani esemplificativi tratti da pagine di autori classici e moderni. Dopo aver collezionato qualche decina di interventi si è reso conto che c’era materiale a sufficienza per tirarne fuori un libro. Ed ecco allora qualche passo de L’arte della narrativa (The art of fiction), libro pubblicato in Italia da Bompiani nel 1998. I frammenti di testo sono scelti con un criterio che privilegia aspetti di solito meno trattati nella manualistica corrente sulla narrativa.

 

L’inizio

Emma Woodhouse, prestante, sagace e ricca, con una dimora confortevole e una felice disposizione d’animo, pareva riunire in sé alcuni dei maggiori vantaggi dell’esistenza; ed era vissuta in questo mondo per quasi ventun anni con pochissimi motivi di angustia e di irritazione.
Da Emma di Jane Austen, 1816

 

Questo incipit è classico: lucido, misurato, oggettivo, con un’implicazione ironica nascosta sotto il guanto di velluto dello stile. Con quale sottigliezza la prima frase predispone l’eroina alla caduta! La sua storia sarà il contrario di quella di Cenerentola, dove trionfa l’eroina sottovalutata. Emma è una principessa che, prima di trovare la vera felicità, deve essere umiliata. "Prestante" (piuttosto che convenzionalmente graziosa o bella: un accenno forse a un desiderio di imporsi mascolino in questo epiteto androgino), "sagace" (un termine ambiguo per definire l’intelligenza, talvolta applicato in tono sprezzante, come per dire "troppo furba per il suo stesso bene"), e "ricca", con tutte le associazioni bibliche e proverbiali delle insidie morali della ricchezza: queste tre definizioni, combinate con tanta eleganza (si notino la cadenza e la fonetica: provate a cambiarne l’ordine) incapsulano l’ambiguità dell’apparente appagamento di Emma. Avendo vissuto "in questo mondo per quasi ventun anni con pochissimi motivi di angustia e di irritazione", Emma è destinata a un brusco risveglio…

 

Esistono, naturalmente, molti altri modi per iniziare un romanzo… Un romanzo può iniziare con un pezzo di bravura descrittiva di un paesaggio naturale o urbano, che sarà lo sfondo primario della storia. Oppure nel bel mezzo di una conversazione. Può prendere l’avvio da un’accattivante autopresentazione del narratore come "Chiamatemi Ismaele" (Moby Dick di Herman Melville), o con un atteggiamento insolente nei riguardi dell’autobiografia letteraria tradizionale: "…la prima cosa che forse vorrete sapere è dove sono nato, che genere di schifosa infanzia abbia avuto, e cosa facevano i miei genitori, e tutto il resto, prima di avere me e tutto quel genere di scemenze alla David Cooperfield, ma a me non mi va di parlarne" (J. D. Salinger, Il giovane Holden). Un romanziere può iniziare con una riflessione filosofica: "Il passato è un paese straniero: lì fanno le cose in modo diverso" (L. P. Harltey, Messaggero d’amore), oppure scaraventare il protagonista in una situazione di estremo pericolo: "Prima di aver passato tre ore a Brighton, Hale apprese che avevano intenzione di assassinarlo" (Graham Green, La roccia di Brighton).

 

Gli elenchi

… A prima vista, un semplice catalogo di articoli distinti sembrerebbe fuori luogo in una storia basata sulla caratterizzazione e sull’azione. Ma la prosa narrativa è meravigliosamente onnivora, è capace di assimilare ogni genere di discorso non specificamente narrativo – lettere, diari, deposizioni, persino elenchi – e di adattarlo ai propri fini. Talvolta l’elenco è riprodotto nella sua caratteristica forma verticale e contrasta con il discorso che lo ingloba. In Murphy, per esempio, Samuel Beckett ridicolizza le descrizioni convenzionali della narrativa, elencando gli attributi fisici della sua eroina, Celia, in maniera statistica e anonima:

Testa Piccola e rotonda

Occhi Verdi

Carnagione Bianca

Capelli Gialli

Fattezze Mobili

Collo 32 cm

Braccio 28 cm

Avambraccio 21 cm

 

E così via.
Lorrie Moore, scrittore americano contemporaneo, ha scritto una storia divertente intitolata Come essere un’altra donna basata su due tipi di discorso non-narrativo: il manuale fai-da-te e l’elenco. L’insicurezza della narratrice nel ruolo di amante è aggravata dall’elogio che il suo compagno fa della propria moglie:

…"E’ incredibilmente organizzata. Fa un elenco di tutto. E’ davvero impressionante."

"Che faccia degli elenchi? Ti piace?"

"Be’, sì. Sai…quello che intende fare, quello che deve comprare, i nomi dei clienti che deve visitare eccetera."

"Elenchi?" tu mormori disperata, fiaccamente, avendo ancora indosso il costoso impermeabile beige.

 

Ben presto, naturalmente, la narratrice prepara i propri elenchi:

 

Clienti da visitare

Foto del compleanno

Nastro adesivo

Lettere a Td e a mamma

 

In realtà, essendo un’umile segretaria, non ha nessun cliente da visitare. Gli elenchi sono un mezzo per competere con l’immagine della moglie assente. Quando l’amante accenna al fatto che la moglie ha avuto una vita sessuale avventurosa, la narratrice reagisce così:

 

Fare un elenco di tutti gli amanti che hai avuto

Warren Lasher

Ed "Testadigomma" Catapano

Charles Deats o Keats

Alfonse

Mettitelo in tasca. Lascialo in giro, bene in vista. L’hai perso. Fai delle battute sulle tue distrazioni. Prepara un altro elenco.

 

La caratterizzazione dell’ambiente

…Cammini a destra, cammini a sinistra, sei un ratto delle chiaviche di un fiume di traffico intenso. Questo ristorante non serve bevande alcoliche, quello non serve carne, questo non serve gli eterosessuali. Qui il babbuino ti laviamo, qui il pisello ti tatuiamo, ventiquattro ore su ventiquattro, ma riuscirai a fare uno spuntino?…

Ho provato con i taxi. Non serve a niente. I tassisti sono tutti saturniani che non sanno neppure se questo è un pianeta sulla destra o sulla sinistra. La prima cosa che si deve fare, ogni tragitto, è insegnare loro come si guida.

Martin Amis, Money, 1984

 

… Il punto chiave in questa descrizione di Los Angeles è l’iperbole o esagerazione. Il pezzo si dipana in una serie di variazioni comicamente esagerate sul luogo comune di Los Angeles, città consacrata alle automobili e dalle automobili dominata ("L’unico modo per arrivare sull’altro lato della strada è di esserci nato") e sulle osservazioni meno ovvie che l’America predilige punti vendita al dettaglio altamente specializzati e che i tassisti americani sono spesso recenti immigrati che non conoscono la strada per andare in qualsiasi posto. E’ difficile esagerare una tale incompetenza, ma Amis ha trovato il modo: "I tassisti sono tutti saturniani che no sanno neppure se questo sia un pianeta sulla destra o sulla sinistra. Anche le assonanze, le rime contribuiscono a creare il vivace ritmo sincopato dell’intero brano, che sembra, in un momento particolarmente amabile, di prorompere in distici rimai ("Qui il babbuino ti laviamo, qui il pisello ti tatuiamo"). Il pericolo della maggior parte delle descrizioni di ambienti sta nel fatto che un succedersi di frasi dichiarative ben elaborate, combinate con la sospensione dell’interesse narrativo, può portare il lettore ad addormentarsi. Qui non si corre questo rischio. Il tempo presente descrive sia il luogo sia il movimento del narratore mentre lo attraversa. I mutamenti delle forme verbali e il pronome generico di seconda persona ("Cammini a destra, cammini a sinistra") coinvolgono il lettore nel processo. Dopo molte pagine come queste, può darsi che si addormenti per esaurimento, ma non per noia.

 

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