L'altra Albania di Loredana Germani Parlare oggi di Albania significa evocare immediatamente un panorama desolato di guerra, degrado e violenza, unimmagine filtrata inesorabilmente attraverso la grossolanità pregiudiziale di una cattiva stampa. Il convegno tenutosi il 12 giugno presso la "Casa delle Letterature" ha avuto come tema centrale quello di rendere visibile lAltra Albania, il paese con gente di valore, colta e ospitale, a noi quasi completamente sconosciuto. Elena Gianini Belotti ha illustrato lassociazione culturale italo-albanese OCCHIO BLU Onlus, il cui obiettivo è quello di sviluppare le relazioni culturali tra Italia e Albania per la diffusione di unimmagine articolata e più rispondente alla realtà della vita culturale albanese, che sembra non esistere o della quale arrivano a noi solo deboli segnali. Lo storico e sociologo albanese Piro Misha, dirigente della Fondazione Soros di Tirana, dopo una stringata ma necessaria cronologia delle invasioni e delle dominazioni subite dagli Albanesi nei secoli, ha precisato che da molto tempo non era chiamato a parlare di letteratura albanese nel nostro Paese. Sono infatti circa 10 anni che la stampa italiana, proponendo lemigrazione come immagine fissa, di fatto fa torto alla più complessa immagine della realtà albanese. Secondo Misha, un certo modo di percepire lAlbania nasce con la foto della nave di profughi usata per una ormai famosa pubblicità Benetton. Scattata a Durazzo da Oliviero Toscani, la foto della nave brulicante di unumanità misera e disperata ha di fatto fondato il mito della minaccia albanese incombente sullItalia, mostrando unorda di proletariato quasi post moderno pronto allassalto del ricco e consumista Occidente. Altro sintomo di chiusura del mondo culturale italiano è quello dato dal fatto che pochissimi intellettuali italiani (Raffaele Nigro tra questi) hanno visitato o conoscono lAlbania, a differenza invece di quello che hanno fatto recentemente gli intellettuali di altri Paesi europei. In Francia, per esempio, gli autori albanesi sono conosciuti e apprezzati da un vasto pubblico. Del resto la vita culturale albanese non si è mai sopita: durante la lunga dittatura di tipo stalinista, che ha oppresso il Paese per decenni, le tirature di libri e giornali erano comunque enormi e la gente leggeva molto, con grande curiosità; negli ultimi anni, poi, lestrema diffidenza e il rifiuto per tutto ciò che era cultura ufficiale ha di fatto creato un rapporto privilegiato tra lettore e scrittore. I cambiamenti troppo rapidi e radicali verificatisi in Albania hanno creato squilibri molto forti, e di conseguenza molti scrittori hanno smesso il proprio mestiere, o lo hanno ripreso solo dopo molti anni. Oggi la situazione culturale è in pieno movimento, la vita teatrale è molto attiva e leditoria, dove le traduzioni hanno un posto privilegiato, risponde a una forte curiosità del pubblico di lettori nei confronti degli stranieri, specialmente italiani (Norberto Bobbio e Carlo Ginzburg per la saggistica, Mario Luzi per la poesia). Eugenio Scalambrino, traduttore e curatore dei più rappresentativi autori albanesi, ha poi introdotto le letture (eseguite dalle attrici Ludovica Modugno e Paila Pavese) da autori esemplari della letteratura albanese contemporanea. Le parole di Ismail Kadare, i versi di Dritero Agolli, Mimoza Ahmeti, Fatos Arapi e tanti altri, intervallate dagli intermezzi musicali di Silvana Licursi che ha eseguito antichi canti popolari albanesi, hanno restituito al pubblico presente la ricchezza, la pienezza di sentimenti e la giusta dignità che spetta di diritto alla cultura albanese ed al suo intero popolo. (14/6/2001)
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