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Francesca Vitale: Venezia a/r   
di Paolo Restuccia

Venezia a/r
è uno speciale dedicato a Venezia. Francesca Vitale è tornata nella città dov'è nata con in tasca un libro di Iosif Brodskij. Il risultato sono queste foto, questi testi e questa musica.

Venexiana

La geografia dell'occhio è l'atlante di un russo nervoso. Atteso da una donna sposata, l'unica persona che lo conosca a Venezia. La ragazza con l'obbiettivo invece ritorna sul suo cammino e speriamo che abbia scelto le scarpe giuste, quelle comode, che abbia con sé una bottiglia d'acqua, che ogni suo passo sia uno scatto. Un passo scattante: l'andatura del fotografo. Il russo scrive una mappa di parole. La ragazza scatta. Ogni mappa è una fotografia, figuriamoci in una città dove le persone d'inverno sono dipinte sul fondale della nebbia. E nel resto dell'anno sono un bidone di popcorn rovesciato di fronte al cinematografo dei palazzi sull'acqua. Non è mica un'idea da poco, fotografare Venezia. Non è mica uno scherzo. Quella città è il luogo comune della fotografia. Ha dei colori e delle forme, dei piccioni spudorati e dei tappeti persiani liquidi, tanto che la macchina fotografica diventa una bombola d'ossigeno. Quando gli occhi traboccano, passi qualche immagine alla pellicola e rifiati per un po'. Come dice Iosif Brodskij, "impugni la macchina fotografica per soccorrere le tue cellule cerebrali e la tua pupilla". Così fotografano la città perfino quelli che non svilupperanno mai il rullino e ne fanno un repertorio infinito. Tutti la trovano bella. Lo è. Quindi è in pericolo. La banalità della bellezza ha Venezia nell'obbiettivo.
Non so se Brodskij abbia preso foto dei palazzi e dei canali, di certo nelle Fondamenta degli incurabili ne ha rubato le immagini, ma tanto lui oggi non ce l'avrà più quella fantasia di peccare come un veneziano nel letto di un palazzo antico. Come tutti gli scrittori morti, si è decomposto in pagine e terra (terra della laguna, nel suo caso).

I libri sono ossessionati dalla paternità, le fotografie sono orfane. Anche se stacchi la copertina, stracci il frontespizio e cancelli con il bianchetto tutte le volte che c'è il nome dell'autore, quando uno vede un mucchio di pagine rilegate, si chiede sempre chi le ha scritte. Una foto invece non ce l'ha mai la firma sopra, solo un esperto capisce chi l'ha scattata. Il libro è una lapide, la foto è un tunnel nella luce. Sono due porte per l'aldilà, è ovvio, ma lo scrittore marchia il mistero con il suo nome, il fotografo lo lascia libero dopo averlo illuminato. Forse è per questo che Francesca Vitale ha coinvolto poeti, scrittori e un musicista per accompagnare i suoi scatti a Venezia. Omero li accoglie nel suo utero digitale tra le viscere elettroniche.

Siete appena a un click dalla città della bellezza spudorata a cosce spalancate sull'acqua.


Per le foto di Venezia a/r di Francesca Vitale, hanno scritto versi Marco Giovenale, Massimo Sannelli, Laura Pugno, Franco Mancini. Hanno scritto dei testi Fiammetta Cirilli, Andrea Semerano ed Emilia Morelli. Ha scritto un racconto Mauro De Cillis. Carla Vasio ha recuperato un frammento del suo romanzo Laguna (Einaudi, 1998). Luca Conti invece ha scritto questa musica

Scritto il 04.06.05 alle 16:37